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Volete togliervi la curiosit� di sapere come ragionavano i poeti nel Medioevo? Ecco qui una collana solo per voi!

Collana: Biblioteca medievale


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Canzoni d'amore e di taverna. Nel Trecento alla corte di Shiraz

di Hafez
A cura di Saccone C.
Ed., 2011 - 343 pp.

Nella Shiraz del Trecento, in una corte dove si alternano principi gaudenti e principi bacchettoni, emerge il genio di H�fez (1319-1390), il pi� grande lirico persiano da qualcuno paragonato a Petrarca, ammirato da Goethe e da Emerson che lo conobbero in traduzione. Lo "stilnovo" hafeziano canta le grazie di un bellissimo e innominato amico, in cui, a seconda delle prospettive ermeneutiche adottate, � dato vedere vuoi un amore proibito, vuoi un simbolo dell'Amico divino, vuoi una controfigura del principe lodato. Poeta mistico o poeta epicureo? Le sue immagini ci appaiono comunque traslucide di realt� soprannaturali: il vino pu� rimandare a mistiche ebbrezze, il bel coppiere pu� ricordare il Dio del Corano (LXXVI, 21) che versa il vino ai beati; e la condotta trasgressiva, il peccato ostentato in barba alla legge e ai dottori, pu� magari sottilmente rinviare a una ricerca di santit�. Ma sopra ogni cosa colpisce il frammentarismo strutturale e irriducibile di questa poesia, densa e tersissima, soffusa di quella grazia squisita e ineffabile che � nelle tante miracolose "sospensioni nel vuoto" che si producono nel passaggio da un verso all'altro, l� dove l'autore sa spesso introdurre novit� repentine di tono, cambi imprevisti di giro d'immagini, alternanze inattese di pensieri, arguzie, argomenti, ironie.


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Vino, efebi e apostasia

di Hafez
A cura di Saccone C.
Ed., 2011 - 324 pp.

Vino, efebi e apostasia sono un po' i tre pilastri, sotto il profilo tematico, della poetica persiana classica, che tipicamente predilige motivi "mal-famati" o bad-n�m, un termine dal trasparentissimo etimo indoeuropeo. Abilmente orchestrando questi elementi, H�fez ha saputo produrre una poesia che si libra tra il Sensibile e il Sovrasensibile, tra il terreno e il celeste, qualcosa che incant� il vecchio Goethe, il quale rese omaggio a H�fez nel suo West-Oestlicher Diwan e lo defin� "il mio gemello orientale". Poeta edonista e cantore della vita libertina all'apparenza, le sue immagini sono traslucide di realt� soprannaturali: il vino pu� rimandare a mistiche ebbrezze, il bel coppiere pu� ricordare il Dio del Corano (LXXVI, 21) che versa il vino ai beati; e la condotta trasgressiva, il peccato ostentato in barba alla legge e ai dottori, pu� magari sottilmente rinviare a una ricerca di santit�. Ma sopra ogni cosa colpisce il frammentarismo strutturale e irriducibile di questa poesia, le tante "sospensioni nel vuoto" che si producono nel passaggio da un verso all'altro, l� dove l'autore sa spesso introdurre sorprese, novit� repentine di tono, cambi imprevisti di giro d'immagini, alternanze inattese di pensieri, arguzie, argomenti, ironie.


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Poesie e canzoni

di Wolkenstein Oswald von
A cura di Waentig P.
Ed., 2011 - 120 pp.

Questa breve antologia di componimenti autobiografici di Oswald von Wolkenstein intende presentare il trovatore tardomedievale sudtirolese attraverso alcune canzoni su viaggi ed avventure, poesie sull'alternarsi delle stagioni, sulla gioia e la fatica del vivere, la terra natale, l'amore, nonch� attraverso alcune riflessioni filosofiche e religiose. Spiccano in particolare la complessit� e l'originalit�, ma anche l'intensit� espressiva della vena lirica e musicale del cavaliere-poeta, cos� lontano eppure cos� vicino per le tematiche trattate e le impressioni rievocate. Le poesie, in traduzione italiana con testo in tedesco protomoderno a fronte, sono accompagnate da commenti letterari e stilistico-linguistici. Una introduzione critica sulla vita e le opere di Wolkenstein, sulle edizioni e i manoscritti e sugli aspetti linguistici e musicali dei suoi componimenti completa questa prima traduzione italiana.


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Adamo ed Eva. Le Jeu d'Adam: alle origini del teatro sacro

di Anonimo
A cura di Barillari S. M.
Ed., 2010 - 318 pp.

Il "]eu d'Adam" � la prima opera teatrale interamente in volgare tramandataci dalla tradizione manoscritta. Databile attorno alla met� del XII secolo e conservato in un solo codice del secondo quarto del XIII (Tours, Biblioth�que municipale, n� 927, ce. 20r-40r), � con tutta probabilit� di origini anglo-normanne. La sua maggiore innovazione, almeno stante la tradizione superstite, � la netta ripartizione degli ambiti riservati al latino e al volgare: il primo preposto da un lato a registrare Xincipit delle lectiones e dei responsori che introducono e scandiscono le sue sezioni, e dall'altro a descrivere l'allestimento e lo svolgimento della messinscena; il secondo riservato al testo recitato dai protagonisti. Un aspetto saliente di tale strutturazione � l'inclusione di quelle che con un anacronismo potremmo definire "note di regia", intese a regolamentare l'esecuzione del testo: vi sono descritti con cura scenografia e costumi, ma soprattutto presentano le indicazioni da fornire agli attori affinch� la loro interpretazione sia efficace. Una particolare attenzione � rivolta ai tempi dell'azione scenica e alle modalit� della recitazione: le entrate e le uscite di scena, l'attacco delle battute, il tipo di gestualit� da associare a queste ultime, gli spostamenti che devono compiere gli attanti all'interno dello spazio riservato alla performance.


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Sulle rune tedesche

di Grimm Wilhelm
A cura di Garuti Simone G.
Ed., 2010 - 320 pp.

Ueber deutsche Runen ("Sulle rune tedesche"), pubblicato nel 1821, s'inserisce nell'intento di produzione globale dei fratelli Grimm di scrivere un'ideale storia della letteratura (e della cultura) nazionale tedesca che facesse sentire ai Tedeschi, non legati da uno stato unitario, di costituire comunque un unico popolo. L'opera si prefigge un duplice scopo: dimostrare che anche presso le popolazioni germaniche continentali era stata impiegata in passato la scrittura runica, sebbene soltanto fonti letterarie secondarie e non fonti primarie, vale a dire iscrizioni runiche, confortassero tale ipotesi; fornire un manuale di runologia, una trattazione a tutto campo, secondo le conoscenze del tempo, della scrittura runica.

L'impostazione prettamente germanistica e l'impianto comparatistico-diacronico costituiscono i presupposti metodologici (non esplicitati) che guidano l'analisi: delle attestazioni latine della scrittura runica negli autori classici e alto-me-dioevali; dell'affinit� tra la scrittura runica e l'alfabeto gotico; dell'origine e dei nomi delle rune; del significato e dell'etimologia del termine runa nelle lingue germaniche; dei runica manuscripta; delle rune epigrafiche; del confronto tra le diverse tradizioni runiche; dei poemetti runici; del possibile impiego delle rune per la divinazione. La traduzione � preceduta da una prefazione del runologo tedesco Klaus Diiwel.


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Tristrant

Testo tedesco a fronte
di Oberg Eilhart von
A cura di Mazzadi P.
Ed., 2010 - 160 pp.

Le vicende di Tristano e Isotta, dell'eroico nipote di re Marco di Cornovaglia e della bella principessa irlandese, hanno goduto di una popolarit� pari a quella dei cavalieri di re Art� e di Lancillotto e Ginevra, diffondendosi in tutta Europa. Quella di Eilhart von Oberg ne � la prima versione medievale tedesca. Datata al 1170-1190 circa, � di sicuro valore filologico poich� � l'unica versione della vicenda tristaniana ad esserci giunta integra in due manoscritti del XV secolo e ad essere con ogni probabilit� la sola a rifarsi al testo originale, perduto, noto come Estoire. La vivacit� della narrazione, la bellezza dei dialoghi, l'attenzione alla psicologia dei personaggi e l'abilit� dimostrata dall'autore nella commedia dell'intreccio e dell'equivoco entusiasmano il lettore. Caratterizzato da un linguaggio stringato e conciso e da un stile rapido e incalzante, il poema di Eilhart � stato a lungo messo in ombra dall'opera, di tutt'altro spessore, del pi� tardo Gottfried von Stra�burg. Attento ai particolari e curato nei dettagli, Eilhart muove i protagonisti del suo romanzo di Tristano sullo sfondo di un grande affresco, mettendo potentemente in luce la dimensione guerriera della societ� nella quale il poema � stato composto, e offrendo al lettore uno spaccato di ambiente medievale e una caratterizzazione dei personaggi capaci di appassionare, ma anche di far riflettere. 


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Nihon ryoiki. Cronache soprannaturali e straordinarie del Giappone

di Anonimo
A cura di Migliore M. C.
Ed., 2010 - 210 pp.

Per la prima volta in italiano viene pubblicato un testo-chiave del buddhismo giapponese: storie di pescatori, mercanti, finti monaci e santi autentici, mendicanti, principesse e imbroglioni... scritte dal monaco Kyokai probabilmente tra l'810 e l'824. Una lettura piacevole grazie al suo stile scarno, ma incredibilmente attuale.



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La vita e i buoni costumi del saggio re Carlo V

di Pizan Christine de
A cura di Rossini V.
Ed., 2010 - 375 pp.

Il Livre des fais et bonnes meurs du sage roy Charles V � da considerarsi una delle opere fondamentali della produzione politica di Christine de Pizan. Tradurre l'opera dal medio francese, lingua di difficile accesso, fatto salvo per gli specialisti, permette oggi un approccio diretto a uno dei testi-chiave per la comprensione della situazione politica francese all'epoca della follia del re Carlo V, della reggenza non ufficializzata dei principi di sangue reale e alla vigilia delle guerre civili. Si tratta di un libro che ci permette non solo di comprendere il momento di svolta nella produzione letteraria della scrittrice e la sua scelta di impegno civile, ma soprattutto ci introduce nel cuore della corte di Francia e delle questioni pi� sensibili che la toccano per quanto riguarda il ruolo del sovrano, la partecipazione della nobilt� al governo, ma anche le grandi questioni internazionali quali lo Scisma, l'elezione imperiale, la guerra franco-inglese.


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Otia imperialia. Libro III. Le meraviglie del mondo.

Testo latino a fronte

di Gervasio Di Tilbury

A cura di Latella F.

Ed., 2010 - 428 pp.

Concepito per un sovrano (Enrico Plantageneto il Giovane, morto prematuramente) e realizzato per un altro (l'imperatore Ottone IV di Brunswick), il libro degli "Otia imperialia", frutto di una gestazione durata trent'anni, racchiude il distillato delle esperienze e delle conoscenze di un autore dalla vita dinamica e dal temperamento curioso. Opera enciclopedica ma anche speculum principis, tocca gran parte dello scibile del suo tempo, dal campo storico a quello geografico ma anche religioso, politico, letterario e folclorico; e proprio la parte connessa alle tradizioni popolari, grosso modo circoscritta al terzo capitolo oggetto di questa traduzione, risulta essere la pi� innovativa per la propria epoca - per il ricorso ad una cultura alternativa e non canonica qual era quella orale - e la pi� interessante per il lettore moderno. Attingendo a piene mani al serbatoio del fantastico, del fabuloso, del leggendario e non discriminando tra sfera religiosa e sfera pagana, Gervasio di Tilbury evoca un mondo popolato da creature singolari per forma e poteri: santi dalle eccezionali virt�, esseri umani zoomorfi, animali con qualit� umane, donne-serpente, fate, streghe, licantropi, folletti e fantasmi, tutto un creato parallelo e coesistente a quello reale e, soprattutto, percepito come non meno vero.


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Sonetti amorosi e tenzone

di Rustico Filippi
A cura di Buzzetti Gallarati S.
Ed., 2009 - 276 pp.

Questo volume va idealmente unito a quello, gi� apparso nella stessa collana, dei "Sonetti satirici e giocosi" di Rustico Filippi: si ricomporr� cos� il profilo insolito e suggestivo di un poeta delle origini che si ciment� in due generi antitetici. Avventuroso sperimentatore, nei sonetti comici, di un linguaggio ora esplicitamente osceno, ora - e pi� spesso - velatamente gergale, metaforico e allusivo, Rustico offre di s� contemporaneamente, e in pari misura, tutt'altra immagine letteraria nei versi d'amore, nutriti di una sostanziosa conoscenza della scuola siciliana e della poesia trobadorica, costruiti intorno a un nucleo espressivo e lessicale forte, con un'accentuata ricerca di musicalit�, dalla cifra personale ed apprezzabile. Filippi riesce, nelle sue prove migliori e sia pur con una certa intermittenza, a creare un'atmosfera intima e lievemente malinconica; l'"io" lirico � ancora molto vicino al soggetto dell'amore cortese, ma, bench� non si possa definirlo n� storico n� tantomeno autobiografico, non appare neppure sempre e del tutto impersonale.


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Contro la divinazione. Consigli astrologici al re di Francia (1356).

Testo francese a fronte
di Oresme Nicole
A cura di Rapisarda S.
Ed., 2009 - 288 pp.

Nella storia del razionalismo occidentale il "Livre de divinacions" di Nicole Oresme (1366) occupa un posto di rilievo. � un trattato dedicato a dissuadere il principe dal praticare le scienze divinatorie ed � uno dei primi testi che sperimenta nella prosa scientifico-filosofica una "nuova" lingua, il francese. Sebbene l'aspirazione alla pre-conoscenza del futuro fosse formalmente condannata, era frequente che sovrani e uomini di governo pretendessero di utilizzare l'astrologia per trame auspici e pronostici. Oresme scrisse il Livre per convincere Carlo V, il suo re, a non fidarsi troppo dell'astrologia e delle altre scienze divinatorie. Oresme non fu il primo a tentare di confutare l'astrologia, ma il primo che abbia cercato di dimostrarne gli effetti politicamente nocivi, sollecitando i sovrani a non ricercare negli influssi celesti la causa degli eventi umani.


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I trovatori e la crociata contro gli albigesi

di Zambon Francesco
Ed., 2009

La grande fioritura della poesia trobadorica coincise, nella seconda met� del XII secolo, con l�irresistibile diffusione - in una parte della stessa area geografica, la Linguadoca occidentale - dell�eresia catara. Quando la Chiesa, per reprimerla, scaten� la Crociata contro gli Albigesi, i trovatori non tacquero: sentirono incombere una minaccia di distruzione su tutta la civilt� cortese che avevano cantato e fecero sentire la loro voce di rivolta e di speranza. I resti poetici raccolti in questo volume sono fra i pi� belli e i pi� importanti d� una produzione civile e politico-religiosa che ebbe esponenti di altissima levatura. come Peire Cardenal, Guilhem Figueira o l�Anonimo autore della seconda parte della Canzone della Crociata albigese autori di fra le pi� feroci satire o invettive anticlericali (oltre che antifrancesi) che ci abbia lasciato la letteratura medievale. Non che questi trovatori - a eccezione di qualche caso isolato - aderissero alla fede eterodossa: ma i loro argomenti polemici si trovano spesso in cos� stretta consonanza con quelli dei Catari, che molti eretici -come attestano i documenti dell�Inquisizione- ne conoscevano a memoria le poesie. Ci� che le rende oggi ancora pi� emozionanti � il fatto che si tratta della testimonianza dei vinti, dei portavoce di quel mondo di Paratge - "Nobilt�", "Patria", "Civilt�", occitana - che stava crollando sotto i colpi congiunti della Chiesa e della monarchia francese. Il sogno di Raimon de Miraval, che era certo del pronto recupero del suo castello conquistato dai Crociati di Simone di Montfort - �poi donne e amanti potranno/tornare alla gioia che hanno perduto� non si sarebbe pi� realizzato.


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La parola e l'amore. Studi sul �Cantico dei cantici� nella tradizione francese medievale

di Paradisi Gioia
Ed., 2009 - 221 pp.

Libro tra i pi� affascinanti ed enigmatici della Sacra Scrittura, il Cantico dei Cantici, grazie all'interpretazione allegorica e spirituale, rappresenta nel Medioevo l'ars amandi Deum per eccellenza, lo straordinario racconto della storia d'amore che unisce il Verbo creatore alla sua creatura (sia essa intesa come l'anima, la comunit� dei fedeli o la Vergine). "La parola e l'amore" individua, nella complessa ricezione medievale del Cantico, il costituirsi di una tradizione esegetica in lingua francese, fra Due e Trecento. Il volume presenta al lettore i risultati di una ricerca che riannoda tale fenomeno ad alcuni momenti preliminari ed essenziali: l'eredit� medievale di Origene, la prassi della lectio divina, le letture elaborate in ambito monastico nel corso del XII secolo. Sono inoltre indagate le pi� antiche parafrasi metriche del Cantico in lingua d'oil, in una prospettiva che intreccia alla discussione delle questioni filologiche e interpretative la messa a fuoco dei temi ideologici e letterari proposti nelle diverse riscritture del libro biblico. In queste opere, nell'apparente labirinto dell'ermeneutica puntuale della Parola, sono riconoscibili ardui percorsi ascetici e devozionali, scanditi dalla meditazione della Passione, dall'esposizione di nozioni dottrinali (la "carit� ordinata", l'umanit�-divinit� di Cristo), dal riaffiorare di immagini e concetti (il "cuore amoroso", la "coscienza") che, ben oltre il Medioevo, godranno di larghissima fortuna nel discorso mistico occidentale.


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La saga di B�si.

Testo norreno a fronte

di Anonimo
A cura di Fort G.
Ed., 2008 - 120 pp.

La "Saga di B�si", tradotta e commentata in questo volume sulla base della sua redazione pi� antica (stilata in Islanda attorno al 1400), ha tutte le carte in regola per essere annoverata fra le "saghe leggendarie" (fornaldars�gur): vi compaiono personaggi nordici, con tanto di genealogie, riferimenti a figure o occorrenze storiche o pseudostoriche, oppure appartenenti ad altre saghe del corpus leggendario; l'ambientazione � fondamentalmente scandinava, con elementi riconducibili alla mitologia locale. La "Saga di B�si" si distingue per� anche per un gusto marcato per il fantastico e l'osceno, e per il ripetersi di tematiche stereotipe quali le scene di seduzione, il ratto della sposa, la fanciulla prigioniera di mostri e di megere, e la principessa sorvegliata dall'eunuco: aspetti che tradiscono la penetrazione di un nuovo genere di intrattenimento dai caratteri non totalmente autoctoni. Il testo che ne risulta � una saga assai godibile e colorita, limitata forse da elementi di maniera e dalle prime avvisaglie di un gusto che ormai sta cambiando, ma arricchita da uno stile vivace e da elementi tradizionali che, qualunque sia la loro effettiva funzione e derivazione, ne fanno lettura raccomandabile per chi gi� abbia frequentato testi norreni, e accattivante introduzione alla letteratura delle saghe per chi per la prima volta vi si accosti.


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Volusp�. Un'apocalisse norrena

di Anonimo
A cura di Meli M.
Ed., 2008 - 222 pp.

La "Volusp�" � stata redatta intorno all'anno 1000. � un testo apocalittico, in cui sono narrati a Odino, per bocca di una profetessa, l'origine del cosmo e la sua fine, la creazione dell'uomo, le vicende dei giganti e degli esseri divini, la descrizione di luoghi inospitali e terrificanti ai margini del mondo conosciuto, il sorgere di un nuovo mondo dopo l'incendio finale. L'autore, anonimo ma certamente poeta dotto e raffinato, delinea gli episodi fondamentali della storia cosmica con pochi e suggestivi tratti, lasciando all'uditore il compito di ricostruire l'ordito della narrazione. Il testo norreno � accompagnato dalla traduzione e da un commento approfondito che ha il compito di offrire al lettore le coordinate culturali in cui inserire un componimento poetico di fascino straordinario ma anche di notevole difficolt�. Se c'� un mito che ha condizionato in vari modi e misure il Novecento � certamente quello del Crepuscolo degli Dei: la Volusp� ne costituisce il racconto originario e fondamentale.


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King Horn

di Anonimo
A cura di Rizz� L.
Ed., 2007 - 127 pp.

King Horn � certamente nata come opera di intrattenimento che mirava a soddisfare i gusti di un pubblico bramoso di storie che tenessero con il fiato sospeso: il protagonista, infatti, si trova perennemente in situazioni pericolose e deve dimostrare ogni volta grande spirito di iniziativa per superare i diversi ostacoli. I suoi fruitori originari non erano per� necessariamente di umile origine e di scarsa cultura ed erano in grado di apprezzare non solo il tenore degli eventi narrati ma anche la qualit� della narrazione. L'anonimo autore ha allora adottato una tecnica compositiva apparentemente semplice, ma coerente e rigorosa: concentrandosi sempre su un singolo gesto e un singolo episodio, mostra un gusto che si potrebbe definire cinematografico nel collegamento delle azioni che accrescono progressivamente la statura dell'eroe fino alla conquista finale di un regno e di una regina. Questa traduzione costituisce pertanto una rivalutazione di "King Horn", che la tradizionale definizione di testo "popolare" ha spesso relegato tra le opere minori, interessanti pi� come testimonianze di un'epoca che per le loro qualit� letterarie. L'analisi testuale svolta dalla curatrice ha rivelato invece tanto coerenza nella trama quanto vivacit� e dinamismo nel racconto, il che consente di apprezzare le doti narrative del poeta e di rivalutare in generale l'attivit� del "jongleur", figura tipica dello spettacolo medievale.


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Del carnale amore

di Guittone d'Arezzo
a cura di Capelli R.
Ed., 2007 - 158 pp.

La corona di sonetti di Guittone d'Arezzo, nota finora con il titolo fuorviante di "Trattato d'amore", costituisce un punto di riferimento importante nel dibattito poetico e culturale fra Due e Trecento sulla "natura dell'amore". L'opera, tr�dita dal solo codice latino e.III.23 della Real Biblioteca di San Lorenzo dell'Escorial di Madrid, riprende e reinterpreta in chiave moralistica un motivo di lunga tradizione letteraria, che dai "Remedia amoris" di Ovidio si prolunga idealmente fino ai trovatori, viene teorizzato nel "De amore", il trattato in prosa di Andrea Cappellano, e giunge fino ai poeti della Scuola siciliana. Composto da Guittone dopo la sua conversione, avvenuta nel 1265, il ciclo di componimenti del codice Escorialense � concepito come un macrotesto lirico coeso attorno al tema della "rappresentazione dell'amore", sviluppato in chiave allegorica e attraverso gli strumenti logici e formali dell'argomentazione dimostrativa a fini didascalici. La descrizione di Amore in "figura", come fosse cio� un'immagine dipinta, serve a smascherare la natura diabolica e peccaminosa della passione amorosa, personificata con le fattezze di un fanciullo alato, nudo, cieco, dotato di zampe unghiute da uccello rapace per ghermire l'innamorato e di frecce infuocate per colpirlo a morte.


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La volpe Reinhart.

Testo tedesco a fronte
di Heinrich der Glichesaere
A cura di Del Zotto C.
Ed., 2007 - 219 pp.

Un potente sovrano, il leone, impegnato nello sterminio di un formicaio. Un lupo forte beffato, deturpato e tradito dalla volpe, suo socio. Un processo che vede l'impunit� del colpevole mentre gli altri animali perdono la pelliccia o la vita. Satira politica, parodia della civilt� cortese, novella morale sulla giustizia e il potere nel XII secolo? L'epos di Heinrich � il primo romanzo sulla volpe in lingua tedesca, rifacimento originale della materia renardiana desunta dal ciclo romanzo e dalla tradizione latina. Indirettamente, attraverso rielaborazioni medievali e moderne in fiammingo e in bassotedesco, la storia di Reinhart, "il Mascalzone", giunge fino a Goethe come la "bibbia profana", "materia di ieri e di oggi". Il suo valore universale � compendiato nei versi del Reinke, opera di un epigono del Quattrocento: "Se vuoi sapere come gira il mondo, compra il libro, questo � il consiglio".


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I fabliaux.

Testo francese a fronte
di Rutebeuf
A cura di Limentani A. e Piacesi W.
Ed., 2007 - 108 pp.

Nella ricca e variegata produzione di Rutebeuf, attivo a Parigi tra il 1249 e il 1280 e considerato come una delle pi� originali personalit� poetiche del XIII secolo, spiccano gli attacchi satirici contro i Domenicani e i Francescani, i "poemi della sventura", dove l'ispirazione personale si coniuga con la metafora ludica, e un gruppo di cinque fabliaux, che vengono qui riproposti nella traduzione di Alberto Limentani. Nei personaggi di questi racconti comici dominano la sopraffazione e l'ipocrisia, l'intreccio giocoso � illuminato e deformato da una luce livida e beffarda. Ma da questo corrucciato umor nero, che non si esaurisce nel moralismo e nella sentenziosit�, emerge come nel "Testamento dell'asino" e nel "Peto del villano" - un enorme buffoneria, un'acre, eversiva cifra giullaresca, che sembra prefigurare l'avvento di Villon.


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Cos� rossa � la rosa. Scenari d'amore pre-cortese, a Baghdad.

Testo arabo a fronte
di Abu Nuwas
A cura di Capezzone L.
Ed., 2007 - 135 pp.

Stabilire con certezza chi sia l'inventore di una nuova figura dell'amante, lo schiavo d'amore, che partecipa, col fascio di elementi differenziati che veicola, della costruzione di un discorso d'amore completamente nuovo che si va affermando a Baghdad fra l'VIII e il IX secolo, non � un'operazione feconda se la si riduce a un semplice problema di storia letteraria. Provare a vedere in quale luogo del mondo, e in quale contesto un poeta possa produrre un'etica della deriva d'amore, e una semiotica del corpo innamorato che produce conoscenza, pu� essere un modo diverso di impostare una riflessione vecchia pi� di un secolo sulle origini dell'amor cortese, e sulle dibattute influenze della poesia araba andalusa sulla lirica trobadorica medievale; influenze dietro il cui viaggio si stagliano non solo modelli letterari che superano la frontiera tra Andalusia islamica e Occidente latino, ma anche modelli sociali cristallizzati intorno alla concezione dell'amore, che la periferica Andalusia ha ereditato dal centro a cui si ispira, l'Oriente islamico. Abu Nuwas e la sua scuola, nella Baghdad del IX secolo, rinnovano la poesia amorosa araba in una maniera cos� profonda da creare tutte le premesse per un genere di poesia particolare, che amplia a dismisura la problematizzazione letteraria dell'amore e di chi ne � colpito; Abu Nuwas conferisce alla figura dell'amante disperato, il "folle d'amore" della tradizione poetica precedente, un nome e una cittadinanza nuovi: lo schiavo d'amore anticipa il martire per amore.


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Delle occasioni amorose

di Al Ghaz�l�
a cura di Saccone C.

Fratello minore del pi� celebre Abu Hamid, il grande teologo sistematico dell'islam medievale, Ahmad Ghazali si distingue come originale cantore della "santit�" di Satana, inopinatamente eretto a modello dell'amante mistico, e scrive con questo breve trattato una densa, originale riflessione sui fondamenti e la "fisiologia" dell'amore. Sequela dal ritmo travolgente di aforismi e stringate argomentazioni, intervallati da aneddoti e versi, questo testo ha sedotto e affascinato nei secoli innumerevoli sufi e poeti dalla Persia all'India musulmana. Scandagliando il tema dell'eros, Ahmad Ghazali porge una sottile, profonda "teologia della bellezza e dell'amore", sicch� la sua analisi dell'amore umano si rivela essere in realt� una ineguagliata, raffinatissima meditazione sull'amore divino e sulle leggi misteriose che lo regolano.


La Canzone di Guglielmo

di Anonimo
A cura di Fass� A.
Ed., 2007 - 360 pp.

Siamo soliti identificare la grande epica francese del Medioevo con la Chanson de Roland, con il suo eroismo sublime, il suo pathos, le sue calcolate e superbe simmetrie. Ma con la Chanson de Guillaume (1140 ca.) irrompe un mondo diverso, dominato dal basso e dal vile, dai corpi, dalla paura. Le riarse distese dell'Archamp sono il rovescio di Roncisvalle: qui Guglielmo e i suoi uomini avanzano a fatica nella calura, �coperti di fegato e di sangue�, travagliati dalla fame e dalla sete, come animali braccati ed esausti. �Oh, grossa asta, come pesi sul braccio! / Con te non aiuter� Viviano all'Archamp, / che con doloroso affanno si batte! / Oh, grande scudo, come pesi al collo! / Con te non aiuter� Viviano in pericolo mortale! / Oh, buon elmo, come stordisci la testa! / Con te non aiuter� Viviano nella mischia, / che sull'erba si batte all'Archamp!� In questa atmosfera desolata, abbandonata da Dio, risplendono per� Guglielmo, possente e vorace, vicino ad Eracle, a Th�rr, al Bh�ma del Mahabharata, Guiburt, la fedele compagna, garante della sua sovranit�, il nipote Gui, puer indomito, Rainouart, grossolano, impuro, comico, ma depositario, pi� di ogni altro, del coraggio e del valore. Attraverso sovrasensi mitici, spinte vitalistiche e triviali, queste figure ci riportano, potentemente, alle lontane radici indoeuropee della societ� nobiliare.


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Flamenca

Testo provenzale a fronte
di Anonimo
A cura di Mancini, M.
Ed., 2006 - 311 pp.

Il romanzo provenzale di Flamenca (1250 ca.) apparve ai suoi primi lettori come un romanzo di costume, come una fonte preziosa per conoscere la vita delle corti, le feste, i tornei. � certamente tutto questo, ma oggi siamo attratti dalla vicenda dell'eroina che � narrata con fine senso della psicologia e con irridente amoralismo. Per il sapiente gioco delle atmosfere, ora i notturni delle visioni, ora la luminosit� delle scene di azione, per la mescolanza degli stili, per la lucida fantasia, per il ritmo leggero e pieno di humour questo romanzo � considerato come uno dei gioielli della letteratura medievale.


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Lapidari. La magia delle pietre preziose.

Testo latino a fronte
di Marbodo di Rennes
a cura di Basile B.
Ed., 2006 - 176 pp.

Marbodo di Rennes (1035-1123), coltissimo prelato e poeta, � autore di un poemetto "De lapidibus" e di altri tre testi sullo stesso argomento, due in prosa e uno ancora in versi redatti, forse, nel 1093. Qui riuniti in un'edizione tradotta e commentata, costituiscono una silloge capace di scrutare la natura fascinosa delle gemme preziose, per un epoca che ne percepiva a un tempo la polarit� di scienza e di allegoria.


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Jaufre.

Testo francese a fronte
di Anonimo
A cura di Lee C.
Ed., 2006 - 454 pp.

Nel giorno di Pentecoste la festa alla corte di re Art� viene turbata dalla mortale aggressione a un suo cavaliere perpetrata dal malvagio Taulat de Rogimon, che minaccia di ripetere il gesto ogni anno. Chieder� il privilegio di andare alla sua ricerca il cavaliere novello, Jaufre. Il suo viaggio � soprattutto un'iniziazione all'amore per l'incontro con la bella castellana Brunissen, che sar� sua sposa. Il romanzo di Jaufre, di un anonimo autore occitano, propone dunque il tipico schema di armi e amori che caratterizza il romanzo arturiano medievale fin dalla sua codificazione ad opera di Chr�tien de Troyes.


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Favole.

Testo francese a fronte
di Maria di Francia
a cura di Morosini R.
Ed., 2006 - 176 pp.

Primo tentativo di rimare in volgare i racconti di Esopo, le "Fables" di Maria di Francia, sulla cui reale identit� permane il pi� enigmatico mistero, sono anche lo specchio di una societ� feudale che vede avvicinarsi, inesorabile, il tempo della propria fine. Composti verosimilmente fra il 1189 ed il 1208, la critica letteraria ha sinora dedicato scarsa attenzione a questi componimenti, forse per via della convinzione, generalizzata, che la favola sia una forma di letteratura per i pi� piccini, ma anche dalla convinzione che si tratti di una traduzione.


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Dissertazione letifica. Racconti e satire della Shir�z del Trecento

di Z�k�ni 'Obeyd
A cura di D'Erme G. M.
Ed., 2005 - 220 pp.

Nel 1258 il mondo musulmano � colpito da una catastrofe inimmaginabile: dopo aver conquistato la Persia e le altre regioni orientali, i Mongoli "idolatri" espugnano Baghdad e uccidono l'ultimo Califfo. In Persia, poi, la lentissima metabolizzazione del disastro � compromessa da un altro flagello: le devastanti incursioni dell'uzbeko Tamerlano. Insicurezza e timore generano tirannide, opportunismo e fughe nei reami consolatori dell'ultramondano. A questo mondo volgare, credulone e feroce 'Obeyd Z�k�ni, poeta alla corte di Shir�z neI XIV secolo, fa mostra di adeguarsi adottando un linguaggio salace e spesso sconcio. Questo sforzo "mimetico" per�, non riesce a celare lo sguardo beffardo che a quel mondo rivolge chi, in verit�, fieramente lo disprezza.


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Sonetti satirici e giocosi

di Rustico Filippi
A cura di Buzzetti Gallarati S.
Ed., 2005 - 285 pp.

Satirico e burlesco, realistico e giocoso, sorridente e ironico, beffardo, aspro: cos� si atteggia nei suoi ventinove sonetti comici il poeta fiorentino Rustico Fiippi, avventuroso sperimentatore, alle origini della nostra letteratura, di un linguaggio ora violento, espressionistico, esplicitamente osceno, ora gergale, metaforico e allusivo, che costruisce sotto a un primo ordine di discorso, leggibile come "ingenuo", un secondo, ben pi� malizioso, su situazioni e temi relativi alla sfera dell'erotismo etero e omosessuale. Di tali sonetti si propone qui una lettura documentata, per recuperare il senso e la specificit� della produzione satirica e giocosa del Filippi rispetto, per esempio, a quella del pi� noto Cecco Angiolieri.


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Il lai di Aristotele.

Testo francese a fronte
di Henri d'Andeli
a cura di Infurna M.
Ed., 2005 - 114 pp.

A inizio Duecento comincia a circolare in Europa una buffa e irriverente leggenda su Aristotele: il maestro di Alessandro Magno, rimproverato l'allievo di trattenersi troppo con l'amata, si fa subito dopo sorprendere a quattro zampe con in groppa la donna. Il racconto ha un enorme fortuna e per almeno tre secoli la provocante immagine di Aristotele cavalcato adorna chiese, palazzi pubblici e privati, i margini dei manoscritti e i pi� svariati oggetti, a testimonianza della sua ambigua fascinazione. Se dal pulpito la disavventura del filosofo viene evocata come exemplum della malizia femminile, nei testi di ambito profano alla vena misogina si mescola la divertita considerazione sulla debolezza della carne e la vanit� del sapere.


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Il maestro Sufi e la bella cristiana

di Saccone Carlo
Ed., 2005 - 315 pp.

L'immagine del fenomeno religioso e culturale che chiamiamo Islam che emerge da questo volume � lontana anni luce da quella stereotipata ed appiattita sull'estremismo e sulla violenza che prevale oggi nei mass media. Il poeta che qui viene rappresentato, tipico esempio della poesia persiana medievale, mostra disprezzo o fastidio per i religiosi ortodossi ed una certa noncuranza rispetto ai precetti enunciati da Maometto. Altro aspetto di rilievo di questo volume � quello dell'immagine che del mondo cristiano emerge dalle pagine dei poeti arabi, dove l'"infedele", la bella cristiana, si pu� metaforicamente leggere come una guida iniziatica alla verit�. Carlo Saccone � ricercatore di Letteratura medievale persiana a Bologna e docente di Islamologia a Padova.


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Il romanzo di Silence

di Heldris di Cornovaglia
a cura di Air� A.
Ed., 2005 - 301 pp.

Sofferta riflessione di una fanciulla che, costretta fin dalla nascita dal volere paterno, indossa abiti maschili e inscena un'esistenza sotto il segno dell'ambiguit�. Ambigua la sua formazione, che la vede impugnare le armi invece del fuso, ambiguo il suo fascino che ammalia la regina invaghita del/la bel/la giovinetto/a; Le Roman de Silence mostra la sua ambiguit� fin dalla penna che l'ha tracciato: di uomo o di donna sotto lo pseudonimo di Heldris di Cornu�lle. Silence, un transgender del XIII secolo, si aggira per le corti di Cornovaglia, Inghilterra e Francia, mostrando le sue abilit� di guerriero in numerose avventure.


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Proverbi morali.

Testo spagnolo a fronte
di Sem Tob de Carri�n
a cura di Ciceri M.
Ed., 2005 - 138 pp.

Sem Tob, ebreo di Carri�n de Los Condes, probabilmente rabbino e autore di varie opere in ebraico, dedica al re Pedro I di Castiglia, detto Pedro "el cruel", appena salito al trono (1350), uno dei libri pi� affascinanti della letteratura spagnola medievale. I Proverbios morales, titolo attribuito all'opera dal marchese di Santillana, non si presenta per� certo come un'opera didattica, seppure inviti ad agire rettamente e con misura, ma piuttosto come una profonda riflessione sul mondo, sull'uomo e sulla vita. Sem Tob, nella dedica posta all'inizio e alla fine del libro, si dichiara subito ebreo, si direbbe con un certo orgoglio, dovuto non tanto alla sua origine ma alla consapevolezza del suo sapere e della sua autorit� morale.


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Manuali medievali di chiromanzia.

Testo latino a fronte
di Anonimo
a cura di Rapisarda S. e Piccione R. M.
Ed., 2005 - 315 pp.

Tra gioco e superstizione, ciarlataneria ed esoterismo, sopravvive ai giorni nostri la chiromanzia, praticata nei salotti buoni e agli angoli delle strade, da signore borghesi e da decifratori nomadi e venali. Ma nel Medioevo, quando i primi trattati latini cominciarono a circolare per l'Europa, la chiromanzia era scienza "naturale", pi� stretta parente della medicina e della fisiognomica che della divinazione e dell'augurio. Era, almeno all'inizio, disciplina razionale e filosofica, che si diffuse in Occidente sul sentiero stretto tra il lecito e l'illecito, tra la lettura di segni naturali e la previsione di eventi futuri. Stefano Rapisarda � ricercatore di Filologia medievale presso l'Universit� di Catania.


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Poesie.

Testo francese a fronte
di Muset Colin
A cura di Chiamenti M.
Ed., 2005 - 153 pp.

Poco o nulla si sa sulla vita di Colin Muset, ma il nome ha tutta l'aria di essere uno pseudonimo d'arte di tipo giullaresco. La sua produzione poetica, invece, � ascrivibile appieno alla pi� classica tradizione trobadorica provenzale e, come d'uso, � rivolta a una donna. Ed � proprio tramite la dimensione del femminile che il poeta si relaziona al mondo circostante, infarcendo i suoi testi di riferimenti autobiografici. Colin � anche musicista e i suoi componimenti, come tutti quelli pi� popolareggianti, erano eseguiti con accompagnamento di strumenti. Massimiliano Chiamenti ha conseguito il dottorato di ricerca in Filologia dantesca presso l'Universit� di Firenze.


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Gioie cavalleresche. Barbarie e civilt� fra epica e lirica medievale

di1 Fass� Andrea
Ed., 2005 - 300 pp.

Insieme alle culture classica e cristiana, la cultura barbarica dei Franchi ha contribuito in modo decisivo alla formazione dell'Europa. Sua espressione primitiva � la chanson de geste, epopea di uomini fondata sulle virt� del coraggio, dell'onore, della fedelt�. Joie � il termine usato nelle chansons de geste per indicare l'ebbrezza dell'assalto e Monjoie il grido di guerra dei Franchi. Nel XII secolo inizia un processo di civilizzazione a opera della Chiesa, che crea l'ideale del cavaliere difensore della giustizia e dei grandi signori, che attraverso la poesia dei trovatori propongono un modello di guerriero prode e misurato, per il quale l'amore � "servizio" alla dama e fonte di virt�; la gioia sar� allora lo stato di estasi prodotto dall'amore.


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Piramo e Tisbe

di Anonimo
A cura di Noacco C.
Ed., 2005 - 112 pp.

La novella cortese Piramo e Tisbe, che si iscrive all'interno della tradizione mitografica del medioevo, rappresenta una testimonianza del grande fascino che le Metamorfosi di Ovidio hanno esercitato sull'immaginario medievale. Soprattutto, la storia dell'amore di Piramo e Tisbe ribadisce il legame indissolubile tra la passione amorosa e la morte, un legame che qui - pi� ancora che nella leggenda di Tristano e Isotta o in quella, rinascimentale, degli amanti di Verona - porta a suggellare, per mezzo della morte, l'amore pi� raffinato.


Lettere amorose e galanti

di Balderico di Bourgueil, Marbodo di Rennes, Ildeberto di Lavardin
A cura di Sanson M.
Ed., 2005 - 144 pp.


Fra la seconda met� del secolo XI e gli inizi del successivo, quasi contemporaneamente al sorgere della poesia dei trovatori, alcuni scrittori latini che ricoprirono importanti cariche ecclesiastiche nelle citt� della Loira e delle regioni circostanti (Angers, Tours, Orl�ans, Poitiers, Rennes, Chartres) svilupparono una sorprendente produzione di lettere poetiche indirizzate a donne e caratterizzate da toni oscillanti fra l'ammirazione, l'affetto, la complicit� e una ardente sensualit�. Tra gli autori spiccano i nomi di Balderico di Bourgueil (1045/1046-1130), Marbodo di Rennes (1035-1123) e Ildeberto di Lavardin (1055-1133). Le destinatarie sono grandi signore, come la contessa Adele di Blois o la regina Matilde d'Inghilterra, oppure giovani monache appassionate di poesia come Muriel, Costanza, Emma e Agnese, o semplicemente ragazze di buona famiglia che frequentavano le scuole monastiche per poi tornare nel mondo. Se in un componimento come quello dedicato da Balderico alla contessa Adele � che i cortigiani 'contemplano senza ricompensa', reputando 'un grande favore nutrirsi di vane speranze' � sembra delinearsi gi� la figura della dama inaccessibile delle corti trobadoriche, nelle lettere indirizzate a giovani religiose o a nobili educande i premurosi insegnamenti morali � mantenetevi pure, pregate, leggete i testi sacri� � si volgono spesso in galanteria quando non in bruciante passione. Come in una serie di poesie inviate da Marbodo ad alcune amicae del monastero di Notre Dame a Le Ronceray e sulle quali per molto tempo ha gravato un imbarazzato silenzio editoriale, o in certe lettere di Balderico a Costanza, che sembrano anticipare il raffinato e paradossale erotismo della fin'amor: 'La carne e le viscere non si eccitano davanti a te, / ma senza inganno ti amo appassionatamente. [...] � un amore eccezionale, non accompagnato da lascivia / e non offuscato da passione illecita. / Continuo a prediligere la tua verginit�, / amo la purezza del tuo corpo'.


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La Fenice. Da Claudiano a Tasso

di Anonimo
A cura di Basile B.
Ed., 2004 - 195 pp.

La leggenda della Fenice, nome del misterioso uccello di splendida livrea e lunga vita capace di risorgere dalle sue stesse ceneri, � riconducibile alle credenze religiose degli antichi egizi. Ma � solo in epoca classica e medievale che ha assunto, in letteratura, il valore allegorico della resurrezione. In questa originale antologia sul mito feniceo, compaiono brani tratti dalle opere di Claudiano, Lattanzio, Petrarca, Tasso, sino ad un poco noto saggio dedicato all'argomento da Giacomo Leopardi.


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Carmi di Sigurd.

Testo feroese a fronte
A cura di Falanga G.
Ed., 2004 - 125 pp.

I "Carmi di Sigurd" in lingua feroese costituiscono una testimonianza della ricchezza di forme e motivi della tradizione nibelungica. Pregevole esempio di poesia orale popolare che affonda le radici nelle pi� antiche tradizioni letterarie nordiche e germaniche, la ballata tardomedievale ci giunge da un'area remota e isolata della cultura europea e va ad inserirsi in quel gi� vasto panorama di testimoni di uno dei cicli leggendari pi� fortunati del Medioevo europeo. La leggenda di Sigfrido, il giovane eroe in lotta fra meravigliose imprese, amori e passioni fatali, si ripropone in una versione vivace ed originale. La traduzione in lingua italiana (la prima in assoluto dalla lingua feroese), � attenta a conservare al meglio la forma metrica.


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La favola

di Torroella Guillem de
A cura di Compagna A.M.
Ed., 2004 - 159 pp.

In questo racconto in versi l'autore sembra rifiugiarsi nel mondo della letteratura per trovare nell'immaginario collettivo i valori di cui ha bisogno per portare avanti la propria causa; si tratta in ogni caso di un testo famoso, se nel secolo XV il suo titolo, quasi come un predicatore nobiliare, serve a identificare un ramo della famiglia Torroella. Il racconto costituisce una sorta di prosecuzione della Mort Artu: alla letteratura catalana, dunque, va il merito di continuare, oltre alla poesia trobadorica, anche, per certi versi, il romanzo cortese. L'autore narra come gli sia capitato di arrivare in maniera magica e misteriosa nell'isola dove ha trovato rifugio Art� dopo la battaglia di Salisbury.


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Da Enid a Guinevere. Le storie arturiane di Tennyson

di Rusticali Grazia
Ed., 2004 - 239 pp.

Con gli "Idylls of the King" Tennyson si colloca nel solco del revival medievalista. Tra gli elementi innovativi della materia arturiana, spicca l'attenzione prestata alla caratterizzazione dei personaggi attraverso l'approfondimento psicologico. Ed � su questo aspetto distintivo degli "Idylls" che si sofferma principalmente il presente lavoro: una lettura del poema incentrata sulla ricomposizione di alcune sue figure femminili, da Enid a Ginevra. Anche quando il personaggio pu� richiamare una tipologia sociale o morale significativa per il contesto vittoriano la specificit� del suo ritratto � tale da non appiattirlo mai in quel tipo. La sua ricchezza e la sua complessit� gli danno "profondit�" e verit� umana, rendendolo unico e nuovo.

 

La citt� delle dame

di Pizan Christine de
A cura di Caraffi P.
Ed., 2004 - 528 pp.

"Ahim�, mio Dio, perch� non mi hai fatta nascere maschio? Tutte le mie capacit� sarebbero state al tuo servizio, non mi sbaglierei in nulla e sarei perfetta in tutto, come gli uomini dicono di essere..." Partendo dall'amara coscienza dell'esclusione - del sapere del padre, grande scienziato, medico di corte, pu� "rubare" solo qualche briciola - ma salvandosi dall'abisso del dubbio e della malinconia, Christine de Pizan arriva a porre al centro del suo pensiero e della sua intensa e multiforme attivit� di scrittrice, che ne fanno una delle personalit� pi� affascinanti dell'autunno del Medioevo, proprio la differenza di genere.


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Poetica medievale tra Oriente e Occidente

A cura di Bagni P., Pistoso M.
Ed., 2003 - 330 pp.

Questo volume, che raccoglie gli atti di un convegno internazionale tenuto a Bologna nel maggio del 2000, intende mettere a confronto, al di l� del gusto esotico e pittoresco dello "orientalismo" moderno, tradizioni, saperi, esperienze letterarie del Mediterraneo medievale. Riscoprire la ricchezza del Medioevo mediterraneo, che � insieme europeo e orientale significa anche misurarsi con il fatto che ogni grande cultura e civilt� nasce ai crocevia, ai punti d'incontro, nel segno dello scambio, della pluralit�, del consapevole e audace esperimento dell'altro da s�.


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Sendebar. Il libro degli inganni delle donne

di anonimo
A cura di Taravacci P.
Ed., 2006 - 216 pp.

Il Sendebar � affascinante testimone di un'eredit� novellistico-esemplare di probabile ascendenza indiana, giunta nella Spagna cristiano-musulmana lungo due rami, uno occidentale e uno orientale, cui il testo castigliano appartiene. In stretta relazione con la letteratura gnomica della Spagna del secolo XIII, e al tempo stesso intessuto di motivi tipici del folklore universale, il Sendebar documenta il gusto e insieme l'esigenza, assai vivi nell'aristocrazia spagnola dell'epoca, di autorappresentarsi e di delineare un proprio immaginario mediante antichi modelli narrativi di provenienza orientale rielaborati in testi che rivelano una sensibilit� narrativa e persino una vocazione romanzesca del tutto nuove.


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Beowulf

A cura di Brunetti G.
Ed., 2003 - 320 pp.

Mostri notturni che aggrediscono e terrorizzano; re e popoli scandinavi del V-VI secolo con le loro storie di faide e le istituzioni e i riti e le forme poetiche delle loro bellicose societ�; un guerriero di eccezionale forza e saggezza di cui vengono raccontate le imprese terminali dell'apprendistato giovanile e della vecchiaia di re: questo � il Beowulf, poema antico inglese contenuto in un manoscritto del 1000 circa. Le sue vicende eroico-teratologiche si svolgono tra sale rilucenti, misteriosi specchi d'acqua, scogliere, tumuli preistorici; il suo racconto apre squarci di lunga portata nel passato e nel futuro, mentre nella seconda parte si modula in elegia sulla labilit� esistenziale e storica di individui, stirpi, nazioni.


Viaggio in tre mari

di Nikitin Afanasij
A cura di Saronne E. T.
Ed., 2003 - 200 pp.

Il mercante di Tver' Afanasij Nikitin, recatosi in Oriente nel 1466 quasi come rappresentante della nuova Rus' di Ivan III, � costretto, in seguito ad alcune disavventure, a migrare per anni tra Persia, India e Arabia. Il suo Viaggio, pur non essendo in diretto rapporto con i grandi avvenimenti del XV secolo, � per molti aspetti un segno del mutamento in atto nella societ� russa del tempo. Ci� vale anche per il linguaggio di Nikitin, che nella sua struttura anticipa sensibilmente quello moderno; tra l'altro egli ricorre a un miscuglio di parlate orientali quando le sue notazioni sconfinano nel morboso o nel proibito. Il diario di quest'uomo semplice � anche uno spiraglio sulla sua coscienza, sul suo anelito religioso e sulle sue angosce di peccatore. Significativamente, il Viaggio termina con una preghiera, che riproduce in cirillico le parole del Corano. Nikitin non si limita a informare, ma racconta e rivela.


Il purgatorio di San Patrizio

di Maria di Francia
A cura di Lachin G.
Ed., 2003 - 352 pp.

Il testo, qui pubblicato in una nuova edizione critica con traduzione a fronte e commento, � la prima ritrascrizione europea in lingua d'oil di un racconto proveniente dall'Inghilterra e narra la storia di un guerriero irlandese che sarebbe penetrato fisicamente nell'aldil�, in un luogo allora sconosciuto chiamato Purgatorium, uscendone incolume grazie alla sua fede. La vicenda, che secondo la leggenda sarebbe avvenuta nel 1170, appena dieci anni prima la comparsa di questo testo, fu una delle principali cause che contribuirono al radicarsi nell'Europa medievale dell'idea di un terzo luogo dell'aldil� oltre all'Inferno e al Paradiso, cio� il Purgatorio.


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Canzoni

di Ventadorn Bernart de
a cura di Mancini M,
Ed., 2003 - 170 pp.

Le canzoni di Bernart de Ventadorn (XII sec.) sono una delle espressioni pi� alte della poesia trobadorica. Il suo universo, che � quello dell'amore cortese, si costruisce al di fuori delle convenzioni della religione e della morale, come in uno spazio magico. Dominato dagli spiriti, dalle forze della natura, dal fuoco della visione, ma anche da un ovidiano, teatrale, spiritoso disincanto.


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Audigier. Il cavaliere sul letamaio

di Anonimo
A cura di Lazzerini L.
Ed., 2003 - 210 pp.

Audigier � il giovane protagonista di una chanson de geste che ebbe grande successo in epoca medievale. Le imprese dell'eroe sono raccontate in forma parodistica, con un rovesciamento comico dei motivi tradizionali del romanzo cavalleresco. Le imprese di Audigier sono travolte dal ridicolo ma sotto l'involucro grottesco ripugnante si rintracciano nel romanzo motivi mitologici e relitti di antiche credenze.

 

La battaglia di Maldon. Eroi e traditori nell'Inghilterra vichinga

di Anonimo
A cura di Brunetti G.
Ed., 2003 - 192 pp.

 

Titurel

di Wolfram von Eschenbach
A cura di Dallapiazza M.
Ed., 2003 - 120 pp.

 

L'inquietante frammento del Titurel (1215-l220 ca.), un insieme di 170 quartine ispirate al verso lungo del Nibelungenlied � l�ultima opera di Wolfram von Eschenbach. Si apre con la genealogia della famiglia del Graal, ma � soprattutto, nell�incontro di Sigune e Schionatulander e nella grande scena del "guinzaglio del bracco", il racconto delle gioie e degli affanni dell�amore, della sua onnipotenza, anche fatale. Ma chi vorr� condannarlo' "L'amore � ovunque, tranne che all�inferno". Ecco Schionatulander inseguire un misterioso bracco, che porta incastonata nel prezioso lunghissimo guinzaglio una storia d�amore. Lo spinge l�imperioso capriccio di Sigune, che ha iniziato a leggere la storia - solo se ritorner� con il guinzaglio, gli promette, sar� sua - e l�impresa gli coster� la vita. Nel narrare frantumato e iperbolico, come spinto dal ricordo, nella sintassi sconvolta Wolfram sembra muoversi ai confini della lingua, attraversando e lacerando gli stilemi del codice cortese. Su tutta la vicenda domina Sigune, nei suoi desideri e tremori, nel suo orgoglio di nobile dama, nelle sue incantevoli fantasie di fanciul1a: "L'amore che cos��' � un lui' Puoi descrivermi l�amore' � una lei' E se l�amore viene a me, posso fidarmi dell�amore' Posso custodirlo tra le bambole'... Sono capace di attirare l�amore'


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Lais di Maria di Francia

A cura di Angeli G.
Ed., 2003 - 410 pp.

Nella seconda met� del XII secolo i Lais di Maria di Francia, insieme ai romanzi di Chr�tien de Troyes, consacrano in modo clamoroso la fortuna della materia di Bretagna, intrecciandoli strettamente con i rituali dell�amore cortese e con il misterro dell�avventura. Al cuore di questi racconti ci sono il meraviglioso e il segreto, l�origine e la deriva dei personaggi da e verso regioni sconosciute: Lanval, il melanconico cavaliere amato da una fata (ma la perder�, se riveler� il loro amore); Guilliadun, la bella principessa lontana che attraversa il mare, muore e resuscita grazie alla virt�m di un fiore; Yonec, nato dal magico incontro di una dama triste e malmaritata con un cavaliere - astore; Bisclavret, minacciato da un sortilegio che lo costringe periodicamente a metamorfosarsi in lupo; Guigemar, novello Narciso, che sale su una nave senza equipaggio per andare lontano, a conoscere l�amore Straordinari incontri, oggetti misteriosi, personaggi che scompaiono e riappaiono, soprattutto amori: difficili, impossibili, idillici, tragici. Per i fantastici intrecci, per lo stile personalissimo, che mescola realismo psicologico e sogno, conversazione mondana ed elegia, questi Lais sono considerati la pi� bella raccolta di novelle dell�Europa.



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Erec e Enide

di Chr�tien de Troyes
A cura di Noacco C.
Ed., 2003 - 470 pp.

Un giovane e valoroso cavaliere della Tavola Rotonda Erec, sposa la bellisima Enide dopo aver vinto per lei il "torneo dello sparviero". Ma i piaceri del letto coniugale gli fanno ben presto dimenticare i suoi doveri cavallereschi. Le accuse di recreantise, di mancanza ai propri impegni, che incominciano a circolare a corte giungono alle orecchie di Eneide, che una mattina, tra le lacrime, le rivela allo sposo biasimandolo per il suo comportamento: questi, punto sul vivo, decide allora di partire con lei "non sa dove, ma all�avventura". Solo dopo una serie di peripezie quasi da romanzo di "cappa e spada" - duelli, imboscate nella foresta, fughe notturne, inattesi colpi di teatro - i due protagonisti porteranno a piena maturazione il loro rapporto amoroso e infine si riconcilieranno. Prima della loro incoronazione regale a Nantes, con cui si conclude il romanzo, la misteriosa avventura della Gioia della Corte- Erec, penetrato in un giardino chiuso da mura d�aria, vince un cavaliere condannato per magia a difendere la sua amica da chiunque le si avvicini - ne riassume simbolicamente il valore ultimo: l�amore non deve essere un piacere egoistico e asociale, ma un�esperienza aperta agli altri e alla societ�. Primo capolavoro di Chr�tien de Troyes, Erec e Enide inaugura il grande ciclo narrativo della Tavola Rotonda e, in un certo senso, il romanzo moderno: se ne presenta qui al lettore italiano la prima traduzione con testo originale e fronte e ampio commento.


Vers

di Guglielmo IX.

A cura di Eusebi M.
Ed., 2003 - 104 pp.


Si pu� dire che con Guglielmo IX (1071-1126) - il pi� antico trovatore di cui siano pervenuti componimenti - si inaugura la storia della moderna poesia occidentale. E questa storia si apre nel segno della contraddizione e dell'enigma. Non soltanto perch il canzoniere di Guglielmo - definito da Rajna "trovatore bifronte" - intreccia ai primi esempi di canto cortese ( con i tempi, destinati a diventare classici, dell'obbedienza alla dama, della sofferenza che affina, del joi interiore) poesie francamente oscene o burlesche contenenti gustose racconti di prodezze o fallimenti sessuali. Ma soprattutto perch� il suo centro segreto � costituito da una folgorante canzone sul "punto nulla". Farai un vers de dreit nien, che � insieme una giocosa parodia degli amori immaginari e, nel suo stesso funambolismo verbale, una vertiginosa riflessione sull'essenza ultima della poesia. Mallarm� non � lontano: Rien, cette �cume, vierge vers...


La rosa e l'usignolo

di anonimo
A cura di Saccone C.
ed., 2003 - 205 pp.

Gli amori della rosa e dell'usignuolo formano uno dei pi� celebri temi cantati da innumerevoli poeti persiani, turchi, arabi, indostani. Nell'usignuolo innamorato che piange, grida, supplica e si dispera di fronte all'altezzosit� e all'apparente indifferenza della rosa, � stato visto non solo un simbolo della sofferenza e dell'autopurificazione che ogni autentico amante deve sperimentare prima di attingere all'unione con l'amata, ma anche un paradigma profondo e affascinante dell'amore mistico dell'anima per Dio. Nel poema l'amore dell'ebbro usignuolo, che canta solo per la rosa, appare scandaloso agli altri uccelli che cantano invece per Dio e cos� essi lo trascinano in tribunale di fronte al profeta-giudice Salomone. Questi, per�, capisce che la via dell'amore non � lontana dalla via della profezia e, inaspettatamente, assolve l'usignuolo da ogni accusa restituendolo alla sua prediletta rosa. Amore mistico e amore profano si mescolano inestricabilmente nella pi� famosa e intrigante "favola teologica" del Medioevo persiano.

 

L'amore di lontano
di Rudel Jaufr�
A cura di Chiarini G.

Ed., 2003 � 180 pp.

Stendhal, Uhland, Heine, Browning, Swinburne, Carducci, Pasolini, Maalouf basterebbe questo parziale elenco di scrittori affascinati dalla biografia leggendaria di Jaufre Rudel per valutare la portata dell'invenzione poetica del trovatore vissuto nella prima met� del XII secolo: l'amor de lonh, l'amore di lontano, su cui � quasi esclusivamente intessuto il suo esiguo canzoniere e che ispira la trama esotica e favolosa della Vida scritta circa un secolo dopo la morte del poeta, ha la ricchezza del mito. Il concetto di amor de lonh trascende l'eventuale dato storico per rappresentare, come in un emblema, il carattere fantasmatico dell'amore, l'imprendibilit� della figura femminile. Scacco in qualche modo risarcito dalla mirabile densit� dell'immagine poetica: distanza d'amore e poesia si fondono nel segno di una malinconica e aristocratica rinuncia configurando quell'enigmatico "paradosso" colto da Leo Spitzer - interprete acutissimo di Jaufre Rudel e della linea trobadorica che ne deriva - di una passione oscillante fra realt� e irrealt�, passione in cui �la lontananza � consustanziale con il desiderio dell'unione�.


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Poesie

di Marselha Folquet de
A cura di Squillacioti P.
Ed., 2003 - 250 pp.

Quella di Folquet de Marselha, che godette di grande celebrit� e influenza nell'ultimo ventennio del XII secolo, � una poesia in cui il tema dell'amore cortese e del servizio alla domna, tipico di tanti trovatori, convive con il rifiuto della sottomissione ad Amore, ad un desiderio irrinunciabile ma irrealizzabile. Nelle canzoni d'amore, di crociata e d'altro tema del suo variegato canzoniere - qui riproposto integralmente - domina il gusto della retorica e dell'argomentazione dialettica, col supporto di una solida architettura sintattica. Lo stile di Folquet � stato apprezzato e imitato specialmente in Italia: da Giacomo da Lentini e da altri poeti della Scuola siciliana, e da Dante, che cita e utilizza una canzone, prima di fare del suo autore il protagonista del IX canto del Paradiso. Un privilegio che Folquet deve al fatto di essere entrato alla fine nell'ordine cistercense e di essere divenuto prima abate, poi vescovo di Tolosa negli anni e nei luoghi della cruenta repressione dei movimenti eretici albigesi.


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Regine e cavalieri allo specchio. Gregorio, Nibelunghi, Parzival, Tristano

di Auteri Laura
Ed., 2003 - 130 pp.

Intorno al 1200 vengono composti in lingua tedesca alcuni poemi (Nibelunghi, Parzival, Tristano) che sono considerati fra i grandi capolavori della letteratura mondiale. Orientati in apparenza a visioni della realt� assai diverse fra di loro, i testi trattano temi comuni quali il destino, la morte, la necessit� di elaborare il lutto e la sofferenza, e rimandano tutti a quella "riscoperta" della coscienza che � stata definita un'acquisizione epocale per la vita culturale europea del secolo XII. Composti al discrimine fra due et�, i poemi riflettono il contrasto fra la certezza che l'uomo non possa non commettere errori e la constatazione della sostanziale incapacit� degli uomini a far chiarezza su quanto avviene dentro di loro.


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Il sogno del cavaliere.

Chr�tien de Troyes e la regalit�
di Fass� Andrea, Salvini Michela
Ed., 2003 - 240 pp.

Chr�tien de Troyes � conosciuto come il creatore di Lancillotto, della leggenda del Graal e del ciclo bretone. I tre romanzi "Erec et Enide", "Le chevalier au lion" e "Clig�s" sono invece noti quasi esclusivamente agli specialisti, che in genere vi leggono soltanto un'esaltazione dell'amore coniugale e una rappresentazione del conflitto fra amore e prodezza cavalleresca. Esaminati con attenzione invece si rivelano analoghi a sogni. Il meraviglioso non � fine a se stesso, ma mezzo di espressione dei conflitti, aspirazioni e pulsioni inconsce dei personaggi. Molto pi� di quanto non appaia, questi romanzi rispecchiano la condizione, i desideri e le angosce non soltanto della societ� feudale, ma dell'umanit� in generale.

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